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Chablis: guida al terroir, Rive Gauche, Rive Droite, Premier Cru e Grand Cru

05/09/2026
da Marco Morici


Quando si parla di Chablis, una delle prime cose che si imparano è che qui esiste un solo vitigno: lo Chardonnay.

È corretto, ma secondo me non è il modo migliore per iniziare a capire Chablis.

Perché se ci fermassimo al vitigno sarebbe difficile spiegare come possano nascere vini così diversi all’interno di un territorio relativamente circoscritto. Uno Chablis, un Premier Cru Vaillons, un Montée de Tonnerre o un Grand Cru Grenouilles sono tutti Chardonnay.

Eppure raccontano luoghi differenti.

È questo l’aspetto che trovo più interessante quando assaggio e seleziono uno Chablis: il vitigno rimane lo stesso, mentre cambia il luogo da cui proviene.

Per comprendere davvero questi vini bisogna quindi guardare sotto la vigna, osservare la collina, capire da quale parte del Serein ci troviamo e, progressivamente, arrivare fino al singolo Climat.

Chablis è uno dei territori francesi che meglio permette di capire cosa significhi davvero la parola terroir.

Dove si trova Chablis: geografia e clima

Chablis si trova nello Yonne, nella parte settentrionale della Borgogna.

Geograficamente è separato dalla Côte d’Or e il vigneto si sviluppa intorno alla cittadina di Chablis e lungo la valle del Serein, il fiume che attraversa il territorio.

Il clima è relativamente fresco e la vite si confronta storicamente con condizioni non sempre semplici: maturazioni lente, differenze tra esposizioni e rischio di gelate primaverili hanno contribuito a definire profondamente l’identità di questa zona.

Qui si producono esclusivamente vini bianchi da Chardonnay, articolati in quattro denominazioni:

Petit Chablis, Chablis, Chablis Premier Cru e Chablis Grand Cru.

Ma prima di entrare nella classificazione bisogna guardare ciò che si trova sotto i nostri piedi.

Terroir di Chablis: Kimmeridgiano e Portlandiano

Quando si parla del terroir di Chablis, prima o poi compare una parola apparentemente complicata: Kimmeridgiano.

Vale la pena capirla.

Circa 150 milioni di anni fa questa zona era ricoperta dal mare. Nel tempo si formarono depositi calcarei e marnosi che oggi costituiscono una delle caratteristiche geologiche fondamentali del vigneto.

Nei terreni del Kimmeridgiano troviamo un’alternanza di calcare e marna e la presenza di piccoli fossili marini, tra cui quelli della Exogyra virgula, una minuscola ostrica fossile diventata quasi un simbolo della geologia di Chablis.

Accanto al Kimmeridgiano esiste un’altra formazione geologica, più recente: il Portlandiano, oggi indicato come Tithoniano.

In termini generali, il Petit Chablis si trova soprattutto sui plateau e sulle parti più alte dei versanti, dove sono maggiormente presenti questi terreni più recenti. Chablis, Premier Cru e Grand Cru si sviluppano invece prevalentemente sui versanti caratterizzati dalle formazioni kimmeridgiane.

Questa distinzione aiuta a comprendere il territorio, ma bisogna evitare le formule troppo facili.

Capita spesso di leggere che i fossili o il calcare “passino” direttamente nel vino producendo il suo carattere minerale.

Preferisco essere più prudente.

Quando durante una degustazione parliamo di mineralità, pietra, gesso o pietra focaia stiamo descrivendo sensazioni che associamo al vino. Il suolo influenza profondamente il comportamento della vite, il drenaggio, la disponibilità idrica e la maturazione dell’uva, ma il rapporto tra geologia e gusto è molto più complesso di una semplice trasmissione del sapore della roccia al grappolo.

Per capire Chablis non abbiamo bisogno di trasformare il terroir in una formula magica.

La realtà è già abbastanza affascinante.

Chablis Rive Gauche e Rive Droite: quali sono le differenze?

Il Serein divide idealmente il vigneto in due grandi aree:

Rive Gauche, la riva sinistra;

Rive Droite, la riva destra.

Chi comincia ad approfondire Chablis incontra spesso questa distinzione e può essere tentato di utilizzarla come una classificazione stilistica.

La Rive Gauche viene frequentemente associata a vini più aperti, floreali e fruttati; la Rive Droite a espressioni più tese, profonde e minerali.

È una chiave di lettura interessante.

Ma non è una legge.

All’interno di entrambe le rive cambiano esposizione, inclinazione della collina, altitudine, profondità dei terreni e microclima.

Per questo preferisco utilizzare Rive Gauche e Rive Droite per orientarmi sulla mappa, non per prevedere automaticamente ciò che troverò nel bicchiere.

A Chablis, più approfondiamo il territorio, più dobbiamo passare dalle generalizzazioni ai singoli luoghi.


Che cos’è un Climat a Chablis?

Questa è probabilmente una delle parole più importanti per capire Chablis.

In Borgogna, Climat non significa clima meteorologico.

Indica una porzione di vigneto precisamente delimitata, identificata nel tempo per le proprie caratteristiche geografiche, geologiche, storiche e viticole.

A Chablis esistono 47 Climats che possono comparire in etichetta: 40 appartengono allo Chablis Premier Cru e 7 allo Chablis Grand Cru.

Dei 40 Climats Premier Cru, 24 si trovano sulla Rive Gauche e 16 sulla Rive Droite.

I sette Grand Cru si trovano invece tutti sulla Rive Droite.

Questi numeri sono utili, ma ciò che conta davvero è il concetto che nascondono.

Più entriamo nel territorio, più il nome scritto sull’etichetta diventa preciso.

Ed è qui che lo Chardonnay diventa uno straordinario strumento per leggere Chablis.

Petit Chablis, Chablis, Premier Cru e Grand Cru: quali sono le differenze?

La classificazione di Chablis viene spesso rappresentata come una piramide:

Petit Chablis → Chablis → Chablis Premier Cru → Chablis Grand Cru.

È utile per orientarsi, ma può creare un equivoco.

Non considero questi quattro livelli semplicemente come una scala che parte dal vino meno buono e arriva al vino migliore.

La classificazione è prima di tutto geografica.

Indica da dove provengono le uve e quanto precisamente quel territorio è stato delimitato e riconosciuto.

Petit Chablis

Il Petit Chablis nasce soprattutto nelle zone più alte dei versanti e sui plateau, prevalentemente su terreni geologicamente più recenti rispetto al Kimmeridgiano.

Può rappresentare l’espressione più immediata e diretta del territorio.

Il nome “Petit” non dovrebbe però farlo considerare automaticamente uno Chablis di serie B.

Proviene semplicemente da zone differenti.

Chablis

Lo Chablis AOC costituisce il cuore della denominazione.

Ed è proprio qui che si capisce quanto l’indicazione generale non racconti ancora tutta la storia.

Due vini entrambi classificati come Chablis possono provenire da vigne con esposizioni, età e posizioni molto differenti.

È qualcosa che ritrovo chiaramente anche nel lavoro di Domaine Testut, il vigneron di Chablis che ho scelto per Siblis.


Il Domaine lavora parcelle situate in differenti aree del territorio, permettendo di seguire un percorso che parte dallo Chablis e arriva fino al Grand Cru.

Confrontare uno Chablis Rive Droite con uno Chablis Vieilles Vignes è già sufficiente per capire una cosa fondamentale: la denominazione ci dà una prima informazione. La vigna comincia a raccontarci il resto.

Chablis Premier Cru: quando conta il nome della parcella

Arrivando allo Chablis Premier Cru, la lettura del territorio diventa più precisa.

I 40 Climats Premier Cru sono distribuiti sulle due rive del Serein e sono legati a versanti storicamente riconosciuti per le loro caratteristiche.

Qui personalmente trovo molto più interessante confrontare i luoghi che costruire classifiche.

Prendiamo tre Premier Cru presenti nella selezione Siblis:

Vaillons, Forêts e Montée de Tonnerre.

Stesso vitigno.

Stessa denominazione.

Tre luoghi differenti.


Vaillons: Premier Cru della Rive Gauche

Vaillons è uno dei nomi storici della Rive Gauche.

La sua posizione e la sua esposizione permettono di osservare un’interpretazione dello Chardonnay diversa da quella che incontreremo attraversando il Serein.

È proprio questo tipo di confronto che cerco quando seleziono più vini dello stesso produttore: non avere semplicemente più etichette, ma avere la possibilità di leggere differenze territoriali reali.

Forêts: stessa riva, un altro Climat

Forêts si trova anch’esso sulla Rive Gauche ed è uno dei Climats collegati a Montmains.

Il terreno presenta le caratteristiche marne kimmeridgiane a poca profondità e una posizione diversa rispetto a Vaillons.

Vaillons e Forêts ci insegnano qualcosa che considero importante.

Non basta sapere di essere sulla Rive Gauche.

Bisogna chiedersi dove, su quale versante e in quale Climat.

Più conosciamo Chablis, meno funzionano le scorciatoie.

Montée de Tonnerre: Premier Cru della Rive Droite

Attraversando il Serein arriviamo a Montée de Tonnerre, sulla Rive Droite.

È uno dei Premier Cru più conosciuti di Chablis e si trova in una posizione particolarmente interessante, nelle vicinanze della collina dei Grand Cru.

Nella parcella lavorata da Domaine Testut le vecchie vigne si trovano su terreni argillo-calcarei di origine kimmeridgiana.

Se mettessimo idealmente uno accanto all’altro Vaillons, Forêts e Montée de Tonnerre, la domanda che mi interesserebbe meno sarebbe:
qual è il migliore?

Preferirei chiedere:

cosa cambia passando da un luogo all’altro?

È una domanda apparentemente semplice, ma cambia completamente il modo di avvicinarsi al vino.

Chablis Grand Cru: i 7 Climats della Rive Droite

Al livello più preciso della classificazione troviamo Chablis Grand Cru.

L’appellazione occupa una superficie molto limitata sulla Rive Droite del Serein, a nord-est della cittadina di Chablis.

I Grand Cru riconosciuti sono 7:
• Blanchot
• Bougros
• Les Clos
• Grenouilles
• Preuses
• Valmur
• Vaudésir

Si trovano sulla stessa grande collina, ma ciascun Climat possiede una propria posizione, esposizione e identità.

Ancora una volta abbiamo Chardonnay.

Ancora una volta cambia il luogo.

Ed è forse qui che diventa più evidente una delle idee centrali della cultura borgognona: salendo nella gerarchia, non aumenta soltanto il prestigio del nome.

Aumenta la precisione geografica.

Grenouilles: arrivare fino alla singola parcella

Nella selezione Siblis il percorso attraverso Chablis arriva fino al Grand Cru Grenouilles, prodotto da Domaine Testut.

Per me non rappresenta semplicemente “il vino più alto della gamma”.

Rappresenta il punto finale di una lettura territoriale.

Possiamo partire da uno Chablis, confrontare vecchie vigne, attraversare la Rive Gauche attraverso Vaillons e Forêts, tornare sulla Rive Droite con Montée de Tonnerre e arrivare infine sulla collina dei Grand Cru.

A quel punto Grenouilles assume un significato diverso.

Non è più soltanto un nome prestigioso scritto sull’etichetta.

È diventato un luogo sulla mappa che abbiamo imparato a leggere.

Ed è esattamente ciò che cerco quando costruisco una selezione: non accumulare bottiglie, ma creare collegamenti che aiutino a comprendere un territorio.

Qual è la differenza tra Chablis Premier Cru e Grand Cru?

È una delle domande più frequenti quando ci si avvicina alla denominazione.

La risposta più semplice sarebbe dire che il Grand Cru rappresenta il livello più alto della classificazione e generalmente possiede caratteristiche adatte a una maggiore profondità e capacità di evoluzione.

Ma fermarsi qui sarebbe poco interessante.

La differenza tra Chablis Premier Cru e Grand Cru nasce prima di tutto dalla delimitazione del territorio.

I Premier Cru provengono da Climats riconosciuti distribuiti sulle due rive del Serein.

I Grand Cru provengono invece esclusivamente dai sette Climats della collina Grand Cru sulla Rive Droite.

Questo significa anche che la classificazione non dovrebbe sostituire ciò che accade realmente nel vigneto e nel vino.

Il produttore, l’annata, l’età delle vigne, le scelte di vinificazione e soprattutto il singolo Climat continuano a contare.

La classificazione ci aiuta a leggere il territorio.

Non sostituisce la degustazione.

Rive Gauche o Rive Droite: quale Chablis scegliere?

Anche questa è una domanda alla quale preferisco non rispondere indicando un vincitore.

Se vogliamo conoscere Chablis, la cosa più interessante è proprio confrontare.

Rive Gauche e Rive Droite sono due punti di osservazione.

I diversi Premier Cru sono ulteriori ingrandimenti della mappa.

Il Grand Cru ci porta ancora più vicino.

Quando assaggio vini provenienti da parcelle differenti cerco proprio questo: capire se il luogo rimane leggibile, se il vigneron riesce a interpretarlo senza coprirlo e se ogni vino possiede una propria identità.

Non cerco necessariamente il vino più potente o quello che impressiona maggiormente al primo assaggio.

Cerco coerenza, precisione ed equilibrio.

E soprattutto cerco un vino capace di raccontarmi da dove viene.

Come leggere un’etichetta di Chablis

Dopo aver capito questa geografia, leggere una bottiglia diventa molto più interessante.

La prossima volta che incontri uno Chablis, prova a seguire questo percorso.

Prima guarda la denominazione:

Petit Chablis, Chablis, Premier Cru o Grand Cru?

Se trovi Premier Cru o Grand Cru, cerca il nome del Climat.

Poi prova a localizzarlo:

Rive Gauche o Rive Droite?

Infine guarda il produttore.

Perché il terroir non lavora da solo: c’è sempre qualcuno che coltiva quella vigna e decide come trasformare l’uva in vino.

A quel punto non starai più leggendo semplicemente un’etichetta di Chardonnay.

Starai iniziando a leggere una porzione precisa di Chablis.

Se vuoi approfondire la selezione di vini Chablis che ho scelto per Siblis, puoi esplorare le diverse interpretazioni di questo territorio.

Domande frequenti su Chablis

Chablis è sempre Chardonnay?

Sì. Petit Chablis, Chablis, Chablis Premier Cru e Chablis Grand Cru sono vini bianchi prodotti da Chardonnay.

Ciò che cambia profondamente è il luogo di provenienza: posizione, esposizione, terreno e Climat.

Quanti Grand Cru ci sono a Chablis?

I Climats Grand Cru sono 7: Blanchot, Bougros, Les Clos, Grenouilles, Preuses, Valmur e Vaudésir.

Sono tutti situati sulla Rive Droite del Serein.

Quanti Premier Cru ci sono a Chablis?

Sono 40 i Climats che possono comparire in etichetta come Chablis Premier Cru: 24 sulla Rive Gauche e 16 sulla Rive Droite.

Cosa significa Kimmeridgiano a Chablis?

Il Kimmeridgiano è una formazione geologica del Giurassico superiore caratterizzata dall’alternanza di marne e calcari e dalla presenza di fossili marini.

È una delle chiavi fondamentali per comprendere il terroir di Chablis.

Capire Chablis significa imparare a leggere il luogo

È questo il motivo per cui considero Chablis uno dei territori più belli per avvicinarsi al concetto di terroir.

Abbiamo un solo vitigno.

Una superficie relativamente circoscritta.

Un fiume.

Due rive.

Quattro denominazioni.

47 Climats tra Premier Cru e Grand Cru.

E una quantità sorprendente di interpretazioni differenti.

Il vitigno non cambia.

Cambia il luogo.

Quando iniziamo a capire perché Vaillons non è Forêts, perché Montée de Tonnerre non è semplicemente “un altro Premier Cru” e perché Grenouilles occupa una posizione precisa sulla collina dei Grand Cru, Chablis smette di essere soltanto il nome di un grande vino bianco francese.

Diventa una geografia che possiamo imparare a leggere.

Ed è questa, personalmente, una delle cose che amo di più del vino francese:

prima ancora di raccontarci un vitigno, può raccontarci un luogo.

I grandi vini alsaziani: Domaine Gueth

06/04/2021
da Marco Morici

Domaine Gueth

Vini alsaziani: Domaine Gueth. Quando nel Febbraio del 2019 decisi di intraprendere questa avventura insieme alla mia compagna e la nostra amica a quattro zampe Chablis, scegliemmo l'Alsazia come prima regione vitivinicola francese da conquistare. Eravamo già stati in questa splendida regione, ed eravamo entusiasti di tornarci ma ora con un nuovo obbiettivo: trovare il primo Vigneron e il primo vino che facesse sognare,  innamorare noi e i nostri futuri clienti.


Partiti in auto pieni di speranze ed euforia, girammo l'Alsazia in lungo e in largo tra cantine e vignerons; senza trascurare però le bellezze dei panorami, delle città e il buon cibo. Fu una settimana di sole bellissima, molto intensa ma il vino che ci doveva far innamorare tardava ad arrivare. Non è affatto facile trovare una piccola realtà che faccia vini artigianali, di grande qualità, trovarla in poco tempo e soprattutto che non lavori già in Italia. Trovare l'anima del vino è difficile ma incredibilmente bello quando c'è la passione nel cercarla.


Avevo perso quasi le speranze, il rientro in Italia era vicinissimo, mancavano due giorni. Il Giovedì mattina eravamo da Sylvie, una vigneron con cui stavamo facendo una degustazione nella sua cantina. Gli spiego il mio progetto e a fine degustazione mi consigliò una certa Muriel Gueth. Andammo così nel pomeriggio dello stesso  giorno a Gueberschwihr dove si trova  il piccolo Domaine.


Eravamo anche un pò scoraggiati e stanchi ma è bastato un colpo d'occhio e l'accoglienza di Muriel per capire che eravamo nel posto giusto, finalmente! Al primo sorso di vino, dissi alla mia compagna: Silvia, ci siamo, questa volta ci siamo davvero. La bontà del suo Crémant Brut Rosé ci riempì subito di gioia e in un attimo eravamo li a parlare d'importazione e progetti. Muriel, una donna che ha l'amore incondizionato per il mondo del vino e il rispetto per la natura. Una donna con una passione immensa, estremamente gentile, solare e con una grande personalità. Vedendo in noi la stessa grande passione, scelse di collaborare con me senza esitare.


Un pomeriggio indimenticabile, trascorso in allegria con splendidi vini e vigneti. Il pomeriggio che ha messo la base a questo mio progetto, non lo dimenticherò mai. Muriel, mi ha aiutato molto in questi anni e ci ha sempre accolti nella sua casa, come se fossimo di famiglia, ogni volta che siamo ritornati. Il rapporto umano che si instaura con i vignerons è bellissimo e unico, un rapporto dove la parola data e la stretta di mano contano più di qualsiasi altra cosa: cose d'altri tempi.


La bravura di Muriel la ritroverai nei suoi vini, valorizza ogni parcella per evidenziare la grande importanza che ha il Terroir. Ed è molto brava anche nel vinificare tanti vini senza trascurarne nemmeno uno. Non è semplice trovare un Vigneron che vinifica tante tipologie di vitigni e parcelle che danno vita a tanti vini, ognuno con la sua personalità e ognuno vinificato con lo stessa passione ed impegno. Non sbaglia un vino Muriel, Chapeau!


L'Alsazia, terra di grandi vitigni come il Riesling, Pinot Gris, Gewurztraminer, Pinot Noir, di vini gastronomici, di piccoli borghi dove il tempo sembra essersi fermato. Imperdibile e affascinante il periodo natalizio, un'atmosfera meravigliosa. Una terra abitata da grandi persone, Ralph il marito di Muriel mi disse 'scherzando': L'Alsazia? Il miglior mix tra la Francia, Svizzera e Germania.


Quali sono i vitigni dell'Alsazia?


L' Alsazia è una delle più famose regioni vitivinicole francesi, terra dell'emozionate vino alsaziano bianco. I vitigni presenti in Alsazia sono i seguenti:


  • Riesling 
  • Gewurztraminer 
  • Pinot Gris
  • Pinot Blanc
  • Pinot Blanc Auxerrois
  • Muscat 
  • Sylvaner
  • Pinot Noir


Ogni vitigno ha la sua caratteristica, personalità e terroir. I vitigni in Alsazia sono molto differenti tra loro e danno vita a dei vini con un'ampia varietà e a vini gastronomici. La catena montuosa dei Vosgi a sinistra dei vitigni, gioca un ruolo fondamentale nel micro-clima e nella protezione dei vigneti alsaziani dal clima continentale atlantico. 


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Crémant d'Alsazia

Il Crémant d'Alsazia, la finezza e l'eleganza in un calice. Molti produttori in Alsazia decidono di produrre il Crèmant vinificando più vitigni insieme, come ad esempio il Riesling, il Pinot Blanc e il Sylvaner o l'unione di due dei tre vitgni. Il Domaine Gueth gestito dalla bravissima Vigneron Muriel  si distingue proponendo due Crémant in purezza:


  • Crémant d'Alsace Brut
  • Crèmant d'Alsace Brut Rosé 


Entrambi sono vinificati con il metodo champenoise con una rifermentazione in bottiglia di 20 mesi. Il Crémant d'Alsazia Brut viene prodotto con il solo vitigno Pinot Blanc Auxerrois. Caratteristica del vitigno è l'acidità minore rispetto ad altri vitigni come il Riesling. Una bollicina molto piacevole e fruttata; il Crémant d'Alsazia Brut Rosé invece viene prodotto in purezza con il vitigno Pinot  Noir. Una bollicina Rosé  che ti conquisterà per la grande piacevolezza, la finezza del perlage e le meravigliose note di frutti rossi.


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Per cosa si usa il Decanter?

06/04/2021
da Marco Morici


Decanter: il mio utilizzo? Un ottimo vaso per i fiori...Vado un pò controcorrente, e non per il piacere di farlo,  il decanter proprio non mi piace; non  vedo il motivo per usarlo. Non ne metto in dubbio il suo funzionamento, ovvio che è uno strumento perfetto e utile per ossigenare un vino chiuso o con molti anni alle spalle. Me lo hanno spiegato anche al corso Ais per diventare Sommelier professionista.


Quello che mi domando e francamente non capisco è: perchè devo compromettere il piacere unico e meraviglioso di gustarmi al naso e al palato l'evoluzione dall'inizio alla fine di un vino?! Provo a spiegarmi meglio... Come dicevo poco fa, il decanter viene usato fondamentalmente  per ossigenare un vino con diversi anni alle spalle. Versandolo nel decanter, il vino subisce un rapido processo di ossigenazione e si 'apre' prima. Gli aromi che troverai nel vino sia al naso e in bocca, sono già tendenzialmente quelli dello stadio finale.


Perchè mi devo perdere quel fantastico  viaggio emozionale e sensoriale dello stato evolutivo del vino, che secondo me, per un appassionato di vino è un'emozione stupenda e imperdibile. Per apprezzare questo fantastico 'viaggio' non occorre utilizzare il decanter ma è sufficiente un pò di tempo e soprattutto un gran calice, in tutti i sensi. Un calice di qualità è importante ma è ancor più importante utilizzare un calice idoneo al vino che si sta bevendo.


Versi un pò di vino nel calice e inizia il 'viaggio'. E' in questo modo che assapori tutta l'evoluzione degli aromi nel vino, la sua complessità, l'equilibrio, la finezza e la persistenza. Ed è stupendo sentire come a poco a poco il vino cambia nel calice; si evolve, con nuovi aromi e nuove emozioni. Utilizzando il decanter ti perdi gran parte di questo 'viaggio', ed è un gran peccato.


Personalmente l'ho usato molti anni fa e sono anni che non l'utilizzo più. Lo usavo perchè era normale usarlo  con certi vini, come se fosse un obbligo. Poi col tempo e soprattutto con l'esperienza di bevute di tanti grandi vini, è cresciuta in me la ferrea convinzione di non usarlo più.


Adoro viaggiare e adoro 'viaggiare' quando mi bevo un gran vino. Ci sono in commercio bellissimi decanter e in certe occasioni tipo: ristorante, occasione speciale, vino imperdibile e poco tempo, ci sta. Ma sono altri discorsi. Non ho buttato il mio decanter,  ne ho semplicemente cambiato l'utilizzo: un ottimo vaso di design per dei bellissimi fiori...

Che vuol dire Crémant?

06/04/2021
da Marco Morici

Diamo una breve definizione di  Champagne e di Crémant: un vitigno che viene vinificato secondo la metodologia Champenoise nella regione dello Champagne si definisce Champagne. Per una questione di denominazione e parte normativa, tutte le altre uve delle altre regioni vitivinicole francesi che vengono vinificate con lo stesso metodo Champenoise dello Champagne si chiamano Crémant.


E' vero che lo Champagne è unico e ineguagliabile ma è altrettanto vero che i Crémant sono prodotti estremamente piacevoli e di qualità. Certo, lo Champagne per una questione di terroir e vitigni ha una complessità maggiore rispetto al Crémant ma sen ben vinificato il Crémant da grandi soddisfazioni. Se prodotto con passione da un gran vigneron, parliamo di una bollicina artigianale, non ha nulla a che invidiare a uno Champagne commerciale, anzi lo reputo superiore.


Parliamo di prodotti differenti perché si utilizzano vitigni differenti e soprattutto terroir differenti anche se vengono vinificati entrambi con la stressa metodologia Champenoise. Personalmente li adoro; sono estremamente piacevoli, con un ottimo perlage, con la loro personalità e un gran rapporto qualità prezzo che fa sempre piacere.  Crémant du Jura Brut Bourdy   

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Come dicevo prima, un gran Crèmant lo considero superiore per finezza del perlage ed equilibrio a tanti Champagne commerciali. Ho trovato molto difficoltà quando sono stato in Champagne a trovare uno Champagne vero, di terroir: dove eleganza, potenza, complessità e finezza si sposano perfettamente. Lo Champagne è un brand famosissimo, probabilmente il più famoso al mondo. Non mi piace e non lo condivido, ma ci sono tanti produttori che hanno capito che basta mettere in etichetta la parola Champagne e vai. Vendite a camionate, soprattutto in Usa, Russia e Cina. E' un rischio che si corre dove la zona è famosa e non solo in Francia, Italia compresa. Più una zona è famosa e più aumenta il rischio di bere 'ciofeche'.  


Quali sono i Crémant francesi?


Le regioni vitivinicole francesi dove si produce e viene riconosciuto il Crémant sono:


  •  Alsazia
  •  Jura
  •  Borgogna
  •  Savoia
  •  Loira
  •  Bordeaux
  •  Rodano
  •  Languedoc-Roussillon  


Durante i miei viaggi in Francia ho avuto la fortuna di trovare, conoscere e di lavorare con bravissimi vignerons che producono ottimi Crémant che troverai in vendita nel nostro portale online Siblis.it.


Il vero Champagne è inarrivabile ma anche un gran Crémant ha assolutamente il suo perchè. Ti conquisterà! Sopratutto lo consiglio a chi si approccia al meraviglioso mondo delle 'bollicine' francesi. Inizia il tuo viaggio...